Chi è Sebastiao Salgado, fotografo e difensore della causa amazzonica

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Reporter e attivista brasiliano, Salgado non impugna una penna per raccontare gli equilibri fragili della sua Terra. Bensì una macchina fotografica, che narra di terre lontane e dei loro popoli, minacciati da ombre incombenti.

Non effetti di chiaroscuro, ma quelle generate da differenti forme di degrado – umano, politico, sociale e ambientale.

Salgado nasce negli anni ‘40 in Brasile, in Minas Gerais precisamente, e nella sua fotografia trova uno strumento d’indagine e d’impegno politico su situazioni di crisi di ogni genere. Da economista e rifugiato in Europa, in quanto strenuo oppositore dei regimi dittatoriali brasiliani degli anni ‘70, Salgado documenta durante la sua intera esistenza disuguaglianze e squilibri del Pianeta e ne dipinge con dignità volti ed ecosistemi, conservando una prospettiva analitica e allo stesso tempo umana.

Ed è in questo modo che il fotografo racconta in Amazônia (mostra temporanea ospite al MAXXI di Roma) le popolazioni indigene e i paesaggi oggi sempre di più nel mirino delle politiche discriminatorie e di deforestazione del governo brasiliano.

La raccolta di Salgado sul Polmone verde del Pianeta inizia difatti circa sei anni fa, quasi parallelamente all’insediamento del governo Bolsonaro, divenuto tristemente famoso per gli innumerevoli tagli al Ministero dell’Ambiente, il disboscamento giustificato dallo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento intensivi e l’ostruzionismo – non troppo velato – a chi tenta di difendere patrimoni naturali inestimabili, destinati a una veloce scomparsa. 

Grazie a quasi duecento immagini e una colonna sonora suggestiva, l’Amazzonia ritratta da Salgado sembra a un palmo dall’osservatore. Un’opera di sensibilizzazione che pone l’accento su rinascita e tutela delle fragilità, valori in cui Salgado crede e che contribuisce a difendere attivamente, non solo con la sua arte.

È per mano del fotografo e di sua moglie, nonché curatrice delle sue mostre – Lélia Deluiz Wanick – che più di vent’anni fa nasceva infatti l’Instituto Terra nella Fazenda Bulcão, la tenuta di famiglia, nella valle del fiume Doce (Minas Gerais).

n una terra inaridita dalla deforestazione e dallo sfruttamento delle risorse naturali per l’industria mineraria, Salgado e sua moglie avevano intravisto la possibilità di ricreare un Eden quasi dal nulla, che oggi vede due milioni di alberi concentrati in circa settecento ettari di terreno, popolati da centinaia di specie animali e vegetali, tra cui alcune in via d’estinzione. 

Questo perché l’Instituto Terra rappresenta non solo una riserva naturale premiata per il suo contributo alla conservazione della biodiversità e le buone pratiche in materia di sviluppo sostenibile, ma anche un ente senza scopo di lucro finalizzato all’educazione ambientale, con il coinvolgimento di scuole ed enti pubblici locali.

E il prossimo traguardo per l’Instituto e i suoi fondatori è quello di raggiungere l’impianto di un altro milione di alberi entro il 2027, già in corso, con il contributo della compagnia assicurativa Zurich

Un’opera maestosa e lungimirante, proprio come quella di ritrovare l’essenza primitiva e autentica dell’Amazzonia, oltre la sua lotta vigorosa contro tutte le cause del cambiamento climatico

Per sapere di più su Salgado e la mostra:

https://www.theguardian.com/music/2021/oct/15/amazonia-in-concert-britten-sinfonia-menezes-salgado-review

https://www.theguardian.com/culture/2012/feb/28/sebastiao-salgado-photographer  

https://www.praemiumimperiale.org/en/laureate-en/laureates-en/salgado-en 

https://institutoterra.org/parceria-do-instituto-terra-com-zurich-vai-gerar-o-plantio-de-1-milhao-de-arvores-nativas-da-mata-atlantica/