Enric Duran e l’attivismo anticapitalista

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Enric Duran Giralt (nato il 23 aprile 1976 a Vilanova i la Geltrú) noto anche come Robin Banks o il Robin Hood delle banche è un attivista anticapitalista catalano nonché membro fondatore della Cooperativa Integrale Catalana (CIC – Cooperativa Integral Catalana) e della cooperativa Faircoop.

Il 17 settembre 2008, ha annunciato pubblicamente di aver “derubato” dozzine di banche spagnole di quasi mezzo milione di euro come parte di un’azione politica per denunciare quello che lui definisce il carattere predatorio del sistema capitalista. 

Dal 2006 al 2008, Duran ha stipulato 68 prestiti commerciali e personali da un totale di 39 banche attraverso una serie di documentazioni fittizie e senza mai presentare reali garanzie. Non avendo mai avuto intenzione di ripagare i debiti alle banche, Duran ha utilizzato il denaro ottenuto  per finanziare vari movimenti anticapitalisti.

Nel 2008 Duran pubblica un articolo online dal titolo, tradotto in italiano,  “Ho “rubato” 492.000 euro a chi ci deruba di più, per denunciarli e costruire alternative per la società”  e contemporaneamente un video online. In entrambi, autodenunciandosi, Duran spiega le motivazioni che lo hanno spinto ad agire, affermando  di aver cercato di creare un dibattito sul sistema finanziario e sull’attuale sistema capitalista e, attraverso il finanziamento ai movimenti sociali che cercano di creare alternative al sistema economico corrente, di voler incoraggiare la popolazione mondiale a moltiplicare le azioni di protesta contro il sistema.  

L’articolo sopracitato è stato pubblicato sulla rivista gratuita catalana Crisis, di cui 200.000 copie sono state stampate e distribuite dai volontari in tutta la Catalogna. Una seconda rivista, We can! Live Without Capitalism è stata distribuita il 17 marzo 2009 e una terza, We want! il 17 settembre 2009. 

Subito dopo la sua autodenuncia, dichiarando pubblicamente di non accettare l’autorità della giustizia del sistema capitalista, Duran lascia il paese, rifiutandosi di comparire presso il Tribunale Provinciale di Barcellona.  

Il processo

Tuttavia nel 2009 Duran decide di tornare in Spagna, dove viene subito arrestato dalla polizia spagnola il 17 marzo presso l’Università di Barcellona. Trascorre due mesi in prigione prima di venire liberato con una cauzione di 50.000 euro. 

Per il primo anniversario dell’annuncio della sua “rapina”, il 17 settembre 2009 viene pianificata una giornata d’azione in oltre 100 città, sia in Spagna che all’estero, in cui le persone possano incontrarsi per condividere alternative al capitalismo e per manifestare il sostegno ed il supporto nei confronti di Duran e della sua azione di protesta contro il sistema finanziario.

Il 25 novembre 2011, la Procura di Stato chiede alla magistratura di emettere una pena detentiva di 8 anni per Duran, per i reati di presentazione di documenti falsi a garanzia dei  prestiti e continuazione dell’insolvenza. 

La difesa di Duran

La tesi di difesa di Duran si basa inizialmente sul fatto che in Spagna sia stata abolita la reclusione per debiti non pagati. Tuttavia, durante lo svolgersi del processo Duran, nonostante il disaccordo del suo avvocato difensore, cambia rotta, dichiarando davanti al tribunale di non riconoscere il diritto della magistratura di giudicare. 

Secondo Duran la mancanza di azione da parte degli Stati contro gli speculatori finanziari avrebbe causato grandi sofferenze a gran parte della popolazione europea, motivo per cui le sue azioni non sono state altro che un atto di giustizia sociale, un tentativo di riparare in qualche modo alle ingiustizie perpetrate da coloro che si trovano al potere. 

Durante il processo Duran cita a sostegno delle sue idee la grazia concessa all’amministratore delegato del Banco Santander, Alfredo Sáenz Abad, nel novembre 2011, come esempio della mancanza di integritá della magistratura nel voler proteggere personaggi potenti e ben collegati. 

Sempre durante il processo Duran dichiara che quando il governo viola i diritti dei popolo, insorgere diviene prima di tutto un dovere del cittadino, ed invita i suoi sostenitori a non disperdere energie organizzando campagne per la sua assoluzione, ma piuttosto ad impegnarsi nel far seguire al suo altri atti di disobbedienza civile nei confronti delle banche. 

Dinanzi alla prospettiva di doversi ripresentare in tribunale il 12 febbraio 2013, Duran decide di lasciare la Spagna, come ulteriore atto di rifiuto nei confronti di un sistema giudiziario la cui autorità si basa su di un sistema profondamente corrotto e ingiusto.  

È stata avviata una campagna con l’hashtag #ReturnWithFreedom per consentire ai Duran di tornare in Spagna. 

L’attivismo e la fondazione di Faircoop

L’attivismo anticapitalista di Duran inizia alla fine degli anni ‘90 con il suo coinvolgimento nella campagna “Per l’abolizione del debito” (1999/2000), in seguito con il “Movimento di resistenza globale” (2000/2002), oltre che con la “Campagna contro la Banca mondiale” (2001) e la “Campagna contro l’Europa del capitale” (2001). 

In seguito al suo atto di disobbedienza fiscale nei confronti del sistema bancario che, nell’aprile 2010, Duran inizia a promuovere la Cooperativa Integrale Catalana come esempio pratico degli ideali descritti in We can! Live Without Capitalism!. Nel 2011 la cooperativa ha assunto la responsabilità di un ex complesso industriale, con l’obiettivo di trasformarlo in un centro di attività ambientali. 

Nell’aprile 2014, Duran inizia a sviluppare l’idea di un sistema di scambio alternativo, che si basasse sulle nuove tecnologie e sui principi di giustizia e di bene comune. Questa idea è diventata FairCoop, una cooperativa globale aperta i cui obiettivi dichiarati quelli di contribuire alla transizione verso un nuovo mondo riducendo il più possibile le disuguaglianze economiche e sociali tra gli esseri umani, e allo stesso tempo contribuire gradualmente a una nuova ricchezza globale, accessibile a tutta l’umanità come bene comune. 

FairCoop combina i vantaggi delle nuove tecnologie decentralizzate con i principi etici e le esperienze di attivisti e gruppi che cercano di creare un nuovo sistema economico basato sulla cooperazione e sulla giustizia economica.

La cooperativa difatti fornisce strumenti finanziari e servizi volti alla creazione e alla distribuzione gratuita del patrimonio comune, con l’obiettivo  lungo termine di creare un ambiente per la costruzione di un nuovo sistema sociale ed economico basato sulla cooperazione decentralizzata, evitando la necessità di stati nazionali e di banche centrali.  

Comprendendo che ci troviamo di fronte non solo a una crisi finanziaria passeggera, ma a una disintegrazione sistemica, FairCoop si basa sulla convinzione la vera utopia sia quella di un sistema basato sull’accumulazione infinita, irrealizzabile e destinato all’implosione in quanto basato crescente disuguaglianza e consumo infinito di risorse limitate. 

La proposta realistica elaborata da FairCoopè invece quella di  un’autogestione integrale ed ecologica, che divenga la base di una nuova vita economica, che alla competizione e allo sfruttamento delle persone e delle risorse naturali sostituisca la cooperazione e la cura del bene comune.