Rallentare ci ha reso più sostenibili

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La pandemia ha indubbiamente cambiato – spesso in modo radicale – le nostre abitudini. Non sempre, però, questo è stato un aspetto negativo: secondo alcune ricerche svoltesi nell’arco di quest’ultimo anno, infatti, rallentare i ritmi quotidiani ha permesso a molti italiani di riscoprire il rapporto con un’alimentazione sana e sostenibile. 

Biologico come bene rifugio

Osservando i dati delle indagini condotte da Nomisma e Nielsen, la tendenza dei mercati italiani ed UE rispecchia proprio una maggiore attenzione all’acquisto di prodotti biologici, che nel 2020 è incrementata del 5% rispetto all’anno precedente.

Tra le categorie alimentari in cui si fa più attenzione alla provenienza spiccano le uova (1 su 5 acquistate in Italia è biologica), grazie anche alla sensibilizzazione dei consumatori che ha comportato una trasformazione dell’offerta nella GDO; anche frutta e verdura hanno visto un significativo aumento delle vendite per quel che riguarda l’acquisto consapevole (frutta: +12%, il 6% del venduto totale; ortaggi: +7%, il 5% del venduto totale).

E che dire del ritrovato amore per dolci e impasti fatti in casa, dal quale pochi di noi sono stati esentati durante il lockdown? Oltre a implicare un calo nell’acquisto di alimenti ultraprocessati (come le merendine, -10%), ha portato ad un’impennata nelle vendite di farine biologiche (+44% rispetto all’anno precedente, per il 14% del totale).

Una rivoluzione dal basso

Spostando il focus dell’attenzione sull’origine dei prodotti alimentari al momento dell’acquisto, e quindi cambiando la domanda, si sta pian piano trasformando l’offerta disponibile sul mercato; una tendenza che ormai va avanti da circa vent’anni, e che si traduce, risalendo la filiera, nel cambiamento delle destinazioni d’uso dei terreni agricoli. 

In Italia la produzione biologica copre circa il 15% dei terreni coltivati, soprattutto in quattro regioni: Sicilia, Puglia, Calabria ed Emilia-Romagna; vengono coltivati in modo sostenibile prevalentemente frutta e verdura, seguite a ritmo inferiore dall’ulivo. Tra le coltivazioni più “dolci” spicca invece quella della barbabietola da zucchero biologica, una scelta introdotta quasi cinquant’anni fa e promossa dalla cooperativa emiliana CoProB, che oggi coinvolge 5000 aziende agricole socie e 7 regioni (Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Marche e Umbria). 

Bio export

Fortunatamente, non siamo gli unici ad esserci accorti che gli alimenti sani sono anche più buoni: l’Italia è il primo esportatore europeo di cibi biologici (e siamo secondi al mondo dopo gli Stati Uniti). I generi maggiormente apprezzati? Ancora una volta frutta e ortaggi (20%), seguiti da bevande vegetali sostitutive del latte (settore in cui siamo tra i primi produttori al mondo, esportando in oltre 40 mercati), pasta e riso (12%), oli (10%), carni fresche e lavorate e vino (8%).

Proprio a proposito di quest’ultima categoria alimentare è da segnalare che il Chianti Classico ha ormai raggiunto il 30% di produzione biologica, mentre il Franciacorta arriva addirittura al 50%. 

Sorsi leggeri

Non solo gli alimenti, ma anche l’approccio all’acqua che beviamo è cambiato durante questa pandemia. Secondo una ricerca, nell’arco dello scorso anno il 13,5% della popolazione ha iniziato a bere con più frequenza l’acqua del rubinetto, mentre quasi la metà degli intervistati (maggiorenni) ha dichiarato di berla regolarmente. 

Tra i motivi principali di questa svolta green spiccano “l’attenzione per l’ambiente” (27%), la “comodità nel disporne” (25,1%), la consapevolezza che “l’acquedotto comunale fa maggiori controlli sull’acqua rispetto ai produttori dell’acqua in bottiglia” (23,4%), il “minor costo rispetto all’acqua in bottiglia” (21,3%) e infine “la bevo perché è buona” (20,2%).

Questa tendenza ha visto un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente, ma resta sempre relativa alle regioni del Nord-Ovest e Nord-Est; il dato peggiore è registrato da Sud e Sicilia, dove principalmente a causa di problemi di approvvigionamento quasi una persona su tre dichiara di non bere mai l’acqua non imbottigliata.  

Fonti:

AA.VV., Metà degli italiani beve abitualmente l’acqua del rubinetto, Ansa.it, 26 Maggio 2021, https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/acqua/2021/05/26/meta-degli-italiani-beve-abitualmente-lacqua-del-rubinetto_372e27ba-9b87-4a9b-853f-3636006acda3.html, consultato il 24/06/21 

M. Strinati, Il bio nel 2020, un bene rifugio durante la pandemia, GIFT – Great Italian Food Trade, https://www.greatitalianfoodtrade.it/mercati/il-bio-nel-2020-un-bene-rifugio-durante-la-pandemia, consultato il 24/06/21