Queer Ecology: un approccio diverso all’ambientalismo

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Nel maggio 1994 esce un saggio editoriale sulla rivista UnderCurrents: Journal of Critical Environmental Studies dal titolo “Queer Nature”. L’articolo introduce per la prima volta la nozione di quel ecology, identificandolo come un movimento in grado di esaminare e problematizzare le categorie normative associate alla natura. 

In particolare l’articolo si soffermava sull’idea che la cultura occidentale capitalista, identificata nella supremazia del maschio, bianco, eterosessuale, detenesse un potere politico sull’ambiente naturale totalitario ed esclusivo. Ma dove nasce la teoria ecologica queer e quali sono i suoi intenti?  

Teorie Queer

La queer ecology nasce dall’incontro fra la teoria queer ed i movimenti eco-femministi nati negli anni ’70, e ne rielabora il pensiero applicandolo al mondo naturale e a tutte le sue componenti non-umane. 

Partiamo dalle parole: il termine queer ha subito un evoluzione nel corso del tempo; da sinonimo di strano, bizzarro e fuori dalla norma, è diventato un insulto omosessuale rivolto appunto chi non aderiva al modello sociale e culturale preponderante, fino a che non è stato rivendicato dalla stessa comunità omosessuale e fortemente connotato in senso politico. 

Sotto il suo ombrello si raggruppano tutte quelle identità che non si riconoscono nel modello eterosessuale ed etero normativo. Ciò che è interessante di questa parola, è che all’interno della teoria queer, viene spesso usata non solo come aggettivo o sostantivo, ma anche come verbo, sottolineandone le intenzioni trasformative e performative nei confronti del mondo esterno. 

Secondo gli Oxford Dictionaries, il verbo “queer” significa rovinare o danneggiare. Nella teoria queer difatti, si usa qeso termine come verbo con l’intenzione di offuscare, rifiutare o rovinare le dicotomie ed i modelli binari, ritenuti responsabili dell’emarginazione di tutto ciò che non detiene un’identità’ singolare, fissa, determinata o considerata normale, nel senso di aderente alla norma vigente.

La teoria queer sfida la visione essenzialista del mondo che trasforma le differenze e le distinzioni in dualismi e dicotomie, creando sempre opposizioni e contrasti basati sull’idea che qualunque cosa o sta in una categoria o sta nell’altra. La teoria queer contesta questa visione del mondo, mettendo in luce le caratteristiche fluide e cangianti delle identità.

Eco-femminismo

Sebbene il termine eco-femminismo sia stato coniato solo nel 1974 da Francois d’Eaubonne, il movimento eco-femminista è attivo sin dagli anni ’60 con il preciso scopo di sottolineare le connessioni esistenti tra le disparità di genere ed il sessismo, e la discriminazione del non-umano (animali, piante etc) e l’abuso delle risorse naturali. 

Il movimento eco-femminista ha moltissime sfaccettature, ha subito moltissime evoluzioni ed ha sviluppato al suo interno teorie anche contrastanti fra di loro. Ad esempio, due delle principali correnti dell’eco-femminismo si trovano in contrapposizione sulla relazione tra la donna e la natura.

Da una parte vi è un movimento più mistico e spirituale, che asserisce la superiorità del femminile sul maschile basandosi su una più profonda connessione del primo con la natura (la donna vista come colei che genera la vita). Dall’altra parte vi è una corrente di pensiero eco-femminista che rifiuta questa idea in quanto si basa su un presupposto cardine della società patriarcale e maschilista, ovvero il binomio donna/natura e uomo/scienza. 

Queer Ecology

Quindi, se l’eco-femminismo da una parte ha cercato di svelare la profonda connessione tra oppressione di genere e dominio dell’uomo sulla natura, la teoria queer ha perseguito invece un progetto culturale di sovversione dell’eteronormatività sessuale e sociale. 

Unendo ed espandendo entrambi questi discorsi l’ecologia queer applica il concetto di fluidità al rapporto tra uomo ed ambiente, offusca e sbiadisce i confini dell’umano e del non umano e sottolinea come l’oppressione nei confronti della natura e dei non umani sia strettamente correlata ad altri sistemi di oppressione (come quelli perpetuati nei confronti di donne, non bianchi, omossessuali, transessuali). 

Evidenziando la disgiunzione fra le modalità in cui gli umani inquadrano il mondo non umano e  quello che poi realmente succede all’interno di esso, l’ecologia queer si configura non soltanto come un approccio differente al problema ambientalista ma come una vera e propria teoria politica che insiste sul fatto che i problemi ecologici e sociali siano strettamente collegati. 

L’ecologia queer enfatizza quindi una prospettiva sulla vita che trascende i dualismi ed i confini distintivi, riconoscendo invece che per ciascuna forma di vita esistono relazioni uniche e su scale diverse.  

Teorie innovative

Per secoli la narrativa culturale e sociale predominante ha associato l’eterosessualità all’idea di “naturale”, in contrasto, ad esempio, con l’omosessualità, associata invece all’idea di “innaturale”.

Queste aspettative sulla sessualità e sulla natura spesso hanno influenzato, ed ancora oggi lo fanno, gli studi scientifici sulla fauna selvatica non umana, quando invece è proprio il mondo naturale a sfidare le nozioni eteronormative degli scienziati, aiutando gli esseri umani a ridefinire la propria comprensione culturale di ciò che è “naturale” e incoraggiandoli a rendere “queer” gli spazi ambientali.

In questo senso una delle innovazioni dell’ecologia queer è stata quella di attingere a vere e proprie prove scientifiche per dimostrare la componente queer della natura e per sovvertire la finzione ideologica di un ordine naturale eteronormativo. Uno degli esempi migliori di sovvertimento della norma da parte dell’ecologia queer è la rilettura della teoria della selezione sessuale di Darwin secondo cui la scelta del compagno in natura sia basata principalmente sulla riproduzione e che i maschi si trovino costantemente in competizione tra di loro per il solo scopo di fecondare la femmina.

Tuttavia, i numerosi esempi di comportanti non eterosessuali all’interno del regno non umani minano alla base l’argomento darwiniano. Difatti il modello presumibilmente universale di maschi e femmine non può essere davvero universale se un numero significativo di individui non si conformano ad esso. 

Nel suo libro Biological Exuberance, Bruce Bagemihl documenta scientificamente oltre quattrocentocinquanta specie di animali non umani tra cui mammiferi, uccelli, rettili e insetti che mostrano diversità sessuale e di genere, sottolineando come non esista alcune terminologia per il comportamento animale, in particolare nella sfera sessuale, che sia in effetti priva di associazioni umane.  

Arte e parità di genere

Il sovvertire l’eteronormatività all’interno della queer ecology, passa anche attraverso la performance artistica. Volendo rappresentare e riflettere la diversità e la multi-identità della natura, nel 1997 le canadesi Lorri Millan e Shawna Dempsey formano la “Lesbian National Park Service” (LNPS). 

Vestite con fedeli riproduzioni delle uniformi dei guardia parchi, complete di distintivi ricamati, si appostano all’entrata dei parchi nazionali, distribuendo volantini sulla queer ecology, e addirittura guidando “tour” che combinano la storia naturale queer con approfondimenti controegemonici sui temi sessuali e di genere. 

Queste due artiste performative potrebbero essere considerati parte dell’ala artistica dell’ecologia queer. La rappresentazione artistica LNPS mira a contestare e decostruire la strutturazione sessista ed eteronormativa delle narrazioni storiche dei parchi nazionali del Canada, e li identifica come luoghi in cui viene costruita un’identità nazionale canadese, che associa gli spazi naturali selvaggi unicamente con la figura maschile e solitaria del guardia parchi. 

Contestare tale ideologia significa sia recuperare la storia più complessa dei parchi, sia ricercare modi sempre nuovi di renderli queer, rivendicando lo spazio della realtà omosessuale all’interno della cultura ufficiale dei parchi nazionali. L’ecologia queer dunque sconvolge la natura eteronormative e propone un’alleanza tra la scienza biologica e la teoria culturale, ritenute da sempre l’una l’antitesi dell’altra. 

Queerness e spazi domestici

Se come abbiamo sottolineato prima l’ecologia queer è anche, e soprattutto, una teoria politica che vede i problemi ecologici e sociali come strettamente collegati, è interessante citare alcuni momenti teorici in cui la queer ecology entra nella sfera dell’economia domestica e negli spazi abitativi. 

Will McKeithen, ricercatore del dipartimento di Geografia dell’università di Washington, esamina l’ecologia  queer all’interno della sfera domestica, considerando la figura della “crazy cat lady“, quella che in Italia definiremmo una “gattara”. La Questa etichetta, che ci richiama alla mente l’idea di una donna anziana, sola e non pienamente in possesso delle sue facoltà mentali, diventa interessante nel momento in cui il suo ruolo è interpretato dalle teorie queer come una sfida alle aspettative eterosessiste della società.

Difatti la gattara, in quanto donna sola, dunque priva di un partner romantico, maschio ed umano, sceglie liberamente di conferire a degli animali il ruolo di compagni legittimi. Questo rifiuto delle norme eteropatriarcali e l’accettazione di un’intimità multi specie (fra umano e non – umano) trasforma l’abitazione della gattara in terreno fertile per l’ecologia queer

In conclusione

L’ecologia queer invece di eliminare le categorie che segnano la differenza, le problematizza, le rende ambigue e sfuggenti, le moltiplica e le congiunge, permettendo così di indagare esperienze multirazziali ed esperienze di identità sovrapposte come genere e sessualità. 

L’ecologia queer ci fornisce anche il quadro teorico per scegliere le proprie identità, sempre plurali, e per formare coalizioni ed alleanze che perseguano lo scopo di liberarsi dalle oppressioni di genere, di sesso, di etnia e di politica perpetuate, ma soprattutto che siano in grado di sviluppare un senso di solidarietà anche verso il mondo non umano. 

L’ecologia queer, rendendo appunto queer, quindi fluida, cangiante, multisfaccettata, la nostra comprensione della natura, del sesso, della scienza e della tecnologia, riesce a far crollare il dualismo di Natura e Cultura e le successive dicotomie che ne derivano. Sovvertendo la norma, aprendo lo spazio per narrazioni multiple e coesistenti, un’ecologia queer è lo strumento per aprire un dialogo paritario tra mondo umano e non umano, basato sul rispetto e sul benessere reciproco.