Genuino Clandestino: la lotta per il valore del mondo contadino

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Campi Aperti e i mercati contadini

L’associazione bolognese Campi Aperti  nata ufficialmente nel 2007, ma con quasi dieci anni di associazionismo informale alle spalle, pone come proprio obiettivo centrale quello della sovranità alimentare, dell’uscita dalle logiche dell’agricoltura industrializzata, e del ritorno ai metodi di coltivazione contadini.

I mezzi attraverso cui raggiungere questi obiettivi sono l’autogestione, la relazione diretta tra produttore e consumatore ed il sostegno reciproco tra produttori. Nel 2001 Campi Aperti crea a Bologna il primo mercato contadino di prodotti locali, coltivati secondo metodi non industriali e senza utilizzo di prodotti chimici; iniziato con pochi banchi, oggi conta circa una settantina di produttori e quattro mercati settimanali in città.

Nei mercati, rigorosamente autoregolati ed autogestiti da alcuni centri sociali cittadini, sono presenti realtà agricole formali, piccole e medie, ma anche attività a conduzione familiare. Quest’ultime spesso non riescono a rispettare la normativa italiana sulla trasformazione dei prodotti in azienda, nonostante sia proprio sulle attività di trasformazione, e sulla vendita dei trasformati, che queste piccole realtà hanno costruito la propria economia e basano la sopravvivenza della propria realtà agricola.  

Lo scontro con la normativa

Dopo alcuni anni di attività dei mercati, durante i quali Campi Aperti ha costruito relazioni economiche ma soprattutto sociali e culturali con i cittadini, l’associazione si è trovata a dover scegliere se escludere o meno i produttori fuori norma dai mercati. Fin da subito i soci si sono resi conto che il problema non era il produttore che non si adeguava alle norme vigenti, ma erano le norme vigenti in materia di trasformazione dei prodotti, che non si adeguavano, e non si adeguano, alla realtà dei piccoli produttori.

Difatti l’attuale normativa igienico-sanitaria, il Regolamento (CE) 852/2004, mette sullo stesso piano la piccola azienda che produce qualche barattolo di conserva o qualche chilo di formaggio all’anno, con le grandi industrie alimentari che macinano tonnellate di prodotti, spesso utilizzando materie prime di provenienza extra UE o trattate chimicamente, ma che tuttavia vengono considerate a “norma”. 

Alla luce di questo Campi Aperti decide di avviare una campagna per informare i consumatori dei mercati e per rivendicare i diritti dei piccoli produttori/venditori di trasformati, nel rispetto del regolamento interno dell’associazione e delle pratiche di controllo partecipato, condotte reciprocamente dai soci.

La campagna di Genuino Clandestino

Nel 2010 nasce quindi Genuino Clandestino, una campagna di comunicazione per promuovere la libera lavorazione delle eccedenze agricole. Un prodotto è dunque genuino perché la materia prima utilizzata è sana, biologica, fresca e locale, ma è anche clandestino in quanto non riconosciuto dalle normative esistenti, ma autocertificato attraverso i controlli reciproci e le relazioni di fiducia che esistono fra i membri dell’associazione. 

Il Regolamento (CE) 852/2004, citato prima, in materia di igiene dei prodotti alimentari in Italia prevede che piccoli e grandi produttori si dotino di determinati laboratori ed attrezzature da utilizzare per la lavorazione dei prodotti alimentari, senza prendere in considerazione le diverse esigenze ed i differenti standard esistenti tra la realtà che produce uno e la realtà che produce cento. 

Se pensiamo alla immensa tradizione gastronomica italiana ed a tutto il lavoro di valorizzazione delle eccellenze regionali avvenuto negli ultimi anni (vedi le varie certificazione DOP o DOC) sembra incredibile che in Italia non sia ancora presente una normativa che supporti il lavoro di conservazione, ma anche di innovazione, agroalimentare che solo le piccole realtà agricole che lavorano sulla qualità possono fare.

L’Europa ha già previsto una normativa basata sull’autocertificazione pensata proprio per favorire le piccole produzioni, normativa che però, per il momento, l’Italia ha scelto di non applicare. Tuttavia il contestare la norma vigente, come nel caso della campagna di Genuino Clandestino, non vuol dire non seguire nessuna norma. Il regolamento di Campi Aperti difatti è per certi aspetti più rigido e più restrittivo di quello comunale, basato sulla legge nazionale.

Ad esempio all’interno dei mercati non sono ammessi produttori non biologici, e non è consentita la compravendita di prodotti di altre aziende, come invece la normativa consente, permettendo così che i mercati contadini diventino in realtà mercati di commercianti a tutti gli effetti, privandoli cioè di ogni specificità e garanzia per la vendita diretta (Decreto Ministeriale 20 novembre 2007, attuazione della legge 27 dicembre 2006, n.  296 “sui mercati riservati all’esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli”).  

Qualità dei prodotti e nuovi modelli di distribuzione

Il modello Genuino Clandestino invece si basa invece su dinamiche in cui il principale fattore di scambio commerciale è la conoscenza diretta tra produttori e consumatori. Costruendo un rapporto di fiducia reciproca, il valore del prodotto aumenta, grazie al contributo che proprio le relazioni di conoscenza e di prossimità geografica, il sentire comune e la condivisone di un orizzonte morale sono in grado di apportare. 

Inoltre gli alimenti prodotti in piccole quantità, seguendo metodi biologici e processi tradizionali hanno una qualità molto superiore ai prodotti ‘a norma’ di legge venduti dei supermercati. Oltretutto, promuovendo la vendita di questi prodotti, si vanno a valorizzare anche le dinamiche tipiche della filiera corta, in grado di generare meccanismi virtuosi che rappresentano una rivoluzione nelle abitudini di distribuzione e di acquisto dei prodotti alimentari. Attraverso l’incontro e lo scambio diretto tra produttori e consumatori si annulla la necessità di usufruire di intermediari, abbattendo così i costi di transazione e permettendo ai produttori di ottenere un prezzo più giusto e in linea con i costi di produzione/trasformazione.

Contemporaneamente si ottiene per i consumatori un accesso più ampio ai prodotti locali, etici e di qualità ma ad un prezzo ragionevole. Si sviluppa così un nuovo modello di distribuzione e di circolazione dei prodotti agricoli di qualità, al di fuori dai circuiti della grande distribuzione organizzata e delle rigide norme igienico sanitarie che bloccano i piccoli produttori. Coinvolgendo produttori e trasformatori, responsabilizzando i consumatori, ed incoraggiandoli a diventare così co-produttori, si assicura la sopravvivenza delle piccole realtà agricole e dei loro straordinari prodotti.  

I contadini invisibili

Tuttavia questo modello di distribuzione non è al momento incoraggiato dalle istituzioni e dalle normative nazionali, allo stesso modo in cui il modello agricolo da cui provengono i prodotti Genuini e Clandestini non è riconosciuto dalle linee guida della PAC, i cui fondi finora hanno sempre favorito le grandi aziende, a discapito delle piccole realtà. J.D. Van Der Ploeg, sociologo rurale olandese, in un articolo del 2008 esplora la condizione globale di invisibilità dei contadini non solo nelle politiche statali, ma anche nei media e nell’opinione pubblica (Ploeg 2008, 11). 

Il modello capitalista ha infatti trasformato l’agricoltura in agroindustria ed il contadino in imprenditore agricolo, in nome di un ideale di sviluppo imperialista, che secondo Ploeg si va a configurare sia come meccanismo di potere del sistema alimentare globale sia come struttura culturale. Tuttavia la scomparsa dei contadini, sostiene l’autore, non rispecchia la realtà dei fatti: al mondo esistono infatti ancora 1,2 miliardi di piccole e medie aziende contadine, mentre i componenti delle famiglie contadine rappresentano ancora i 2/5 dell’umanità e garantiscono la produzione alimentare per un terzo dell’umanità (Ploeg 2008, 4).

Anche in Italia, secondo i dati ISTAT, ad usufruire di manodopera familiare sono circa il 99% delle aziende agricole, a testimonianze di un mondo rurale e contadino che non è affatto scomparso. E tuttavia nel nostro paese questa invisibilità sembra ancora più accentuata, dal momento che la piccola azienda contadina non solo non gode di agevolazioni particolari a livello statale, fatto salvo a livello fiscale dove si applica un regime speciale IVA, ma non riceve neanche visibilità e valorizzazione a livello culturale e sociale.  

Il contributo di Genuino Clandestino

La campagna di Genuino Clandestino nasce quindi come forma di resistenza agricola e diviene movimento politico per rivendicare il ruolo e lo spazio delle realtà contadine in Italia. Gli aderenti al movimento scelgono di autodenunciarsi di fronte a consumatori e ai legislatori come clandestini, cioè come coloro che esulano dalla norma vigente, con lo scopo di ottenere l’adeguamento della legislazione alle esigenze delle diverse realtà agricole esistenti.

La campagna di Genuino Clandestino è diventata rapidamente un movimento su scala nazionale, costituendosi come una vere e propria rete al cui interno si trovano oggi ventisei associazioni che lavorano in dieci regioni diverse. La rete di Genuino Clandestino organizza due incontri pubblici all’anno in cui si discute di temi come la sovranità alimentare, i nuovi modelli di distribuzione autogestita, l’accesso alla terra pubblica e demaniale, e l’auto-certificazione partecipata della qualità dei prodotti contadini. 

L’interesse per questi temi e la loro diffusione ha portato alla realizzazione nel 2011 di un documentario dal titolo Genuino Clandestino, Movimento di Resistenze Contadine di Nicola Angrisano, InsuTv e nel 2015 del libro Genuino Clandestino, Viaggio fra le agri-culture resistenti ai tempi delle grandi opere pubblicato da Terra Nuova Edizioni.  

Lo scopo finale di questo movimento è quello di creare una rete agricola nazionale, su scala locale, a dimensione umana, che metta finalmente in comunicazione il territorio con i suoi abitanti, le campagne con le città, gli agricoltori con i consumatori ed infine le persone con il cibo che mangiano.

Fonti:

Vannetiello D., L’“Assemblea Terra bene comune Firenze”. Dalla difesa delle terre agricole pubbliche alla proposta di una nuova agricoltura., 2013 Firenze University Press n. 1, 2013, pp. 451-454 

Sacchi G., Fair Mobility e la controcultura contadina: da Genuino Clandestino alla Cooperativa Integral Catalana, Routes – Route , 2015 pag. 147 

Borghesi R., Resistenze contadine, Firenze University Press, n. 2, 2014, pp. 147-152