Road to 2030: un confronto tra paesi ricchi e poveri su assistenza sanitaria, malattie e tassi di mortalità

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Pensiamo alla saggezza popolare: quando c’è la salute, c’è tutto. 

Ben quattro obiettivi dell’Agenda 2030 sono direttamente legati alla salute, per definire lo sforzo che dobbiamo compiere per risolvere questo problema. Dal 2005 al 2016 il 90% dei paesi meno sviluppati ha beneficiato di meno di un medico ogni 1000 persone (in Italia possiamo contare su 4 medici ogni 1000 abitanti). 

Nel Mondo, muoiono circa 56 milioni di persone ogni anno a causa di problemi di salute. Si tratta di un problema che non riguarda solo i Paesi poveri, dove i decessi avvengono per mancanza di assistenza, cibo e acqua pulita, ma anche i Paesi ricchi, dove nella maggior parte dei casi si muore per mancanza di attività fisica o eccesso di cibo. 

Nello Stato più ricco del mondo, gli USA, c’è una incredibile disparità di accesso alle cure. Pur avendo prestazioni mediche di alto livello, nella classifica stilata dall’Ocse il Paese è stato collocato nell’ultimo terzo. Nel lungo periodo la maggiore minaccia per la sostenibilità dei finanziamenti pubblici è la crescita della spesa per le cure mediche. 

Il livello di salute della popolazione americana è inferiore rispetto a quella di altri Paesi industrializzati, soprattutto per quanto riguarda l’aspettativa di vita. Dagli anni ’60 ad oggi, nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse, l’aspettativa di vita è significativamente salita mentre negli USA questo incremento è stato decisamente minore (circa 7 anni contro i +10 anni dell’Italia). 

Alcune valutazioni di comparazione hanno dimostrato come negli anni la spesa sanitaria degli USA superi di circa 400 miliardi di dollari gli investimenti che Paesi come Giappone, Germania, Spagna, Gran Bretagna e Italia effettuano in un anno. Oltre ad una ridotta efficienza dei sistemi sanitari, vi è una mancanza di educazione alla salute, al consumo di tabacco e alcol, alla dieta e all’inquinamento. Negli Stati Uniti, il tasso di obesità è di gran lunga superiore e così pure il numero di fumatori; si calcola che il 5-7% della spesa sanitaria totale possa essere attribuita all’obesità. 

Continuando sulla mancanza di assistenza sanitaria, ci spostiamo nei Paesi Africani più poveri, dove la mortalità infantile rappresenta la principale causa di morte. Si pensi che l’80% della mortalità materna e infantile si concentra in due regioni del pianeta: Africa subsahariana e Asia meridionale. Le donne affrontano i rischi maggiori di morire durante la gravidanza o il parto in Sud Sudan, Ciad, Sierra Leone, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Somalia. 

I livelli di mortalità materna sono 50 volte più alti per le donne africane rispetto a quelle che vivono in paesi ad alto reddito: il rischio di morire durante la gravidanza o parto è di 1 su 37 (in Europa è di 1 su 6.500). La principale causa della mortalità materna è rappresentata dalle complicazioni ostetriche, come l’eccessiva pressione del sangue (ipertensione) durante la gravidanza, le emorragie e infezioni contratte durante o dopo il parto; o una malattia preesistente e aggravata dagli effetti della gravidanza. 

I loro figli hanno 10 volte più probabilità di morire entro il primo mese di vita rispetto ai neonati dei paesi ricchi e 1 bambino su 13 muore prima del quinto compleanno (in Europa si verifica solo un 1 caso ogni 196 bambini). 

Le principali cause di mortalità a livello globale per i bambini sotto i 5 anni (esclusi coloro che muoiono entro il primo mese di vita) sono malattie infettive come polmonite, diarrea e malaria. 

Per i bambini più grandi, gli infortuni, come le ferite per incidenti stradali e annegamenti, diventano cause importanti di morte e disabilità. 

I progressi fatti fin ora fanno ben sperare. La mortalità globale nella fascia di età 0-15 anni è stata ridotta del circa 60%: i maggiori progressi si sono ottenuti nel sud-est asiatico con un -80% delle morti dei bambini sotto i 5 anni. Anche la mortalità materna è in netto calo, con un tasso che è diminuito di circa il 40% negli ultimi 20 anni e anche qui è il continente asiatico a far registrare i maggiori miglioramenti con un -60% rispetto al 2000. 

Il successo è dovuto alla volontà politica di migliorare l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità, investendo nel personale medico e paramedico e introducendo cure gratuite per le donne in gravidanza e i bambini. Bielorussia, Bangladesh, Cambogia, Kazakistan, Malawi, Marocco, Mongolia, Ruanda, Timor-Leste e Zambia sono alcuni dei paesi in cui si sono verificati progressi straordinari nella riduzione della mortalità materna e infantile. 

Di fronte a noi resta una grande sfida: ridurre, fino ad azzerare, la mortalità materna e infantile. Se la comunità internazionale non aumenterà l’impegno in questa direzione, di qui al 2030 moriranno 62 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni, in massima parte (52 milioni) sotto i 5 anni e – per metà di questi ultimi – neonati. 

Per approfondire: 

– UNICEF – https://www.unicef.it/ 

– Organizzazione Mondiale della Sanità – https://www.who.int/ 

– Worldometers – https://www.worldometers.info/