Pandemia e insicurezza alimentare

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La risposta nella svolta green di consumi e metodi di produzione.

Dal 2019 al 2020 le persone che riescono a malapena a nutrirsi nel mondo sono aumentate dai 135 ai 265 milioni. Suona quasi come la voce all’inizio di uno spot che, proprio mentre stiamo pranzando, ci mostra bambini affamati e in lacrime.

E molto probabilmente neanche occidentali. E così, senza pensarci, cambieremmo canale e continueremmo a consumare il nostro pasto indisturbati.  

Peccato che quei dati riguardino persino noi, che malnutriti e infelici non ci sentiamo affatto. 

Agenda 2030: il SDG 2

Facciamo un passo indietro. Quando l’Agenda 2030 nel 2015 sceglieva di menzionare la fame nel mondo nel secondo dei suoi Sustainable Development Goals (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ndr.), non si riferiva solo alla fame e alla malnutrizione in quanto tali, ma soprattutto al concetto di sicurezza alimentare.

Due parole per esprimere sia l’incertezza di sapere quando mangeremo la prossima volta, sia di conoscere effettivamente cosa stiamo mangiando, da dove proviene e magari anche com’è arrivato lì nel nostro piatto. 

Covid-19 e sicurezza alimentare

Dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19, la nostra sicurezza alimentare ha cominciato a vacillare. Se da una parte abbiamo assistito a una corsa sfrenata ai supermercati, dall’altra, le lunghe file per le mense solidali e la nascita di numerose collette alimentari hanno raffigurato l’altro lato della medaglia della società post-pandemica.

Una società che deve fare i conti con incertezze e inquietudini, messa alla prova quotidianamente nella sua capacità di adattamento davanti a un disastro invisibile quanto incontrollabile, che sta lasciando molti di noi – è il caso di dirlo – a bocca asciutta. 

Tuttavia, la pandemia da Covid-19 ci ha posti davanti all’evidenza che le modalità per soddisfare i nostri bisogni primari – uno fra tutti, la fame – devono essere rivisti. Difatti, in Italia, un individuo su quattro oggi sceglie più prodotti sostenibili rispetto ai tempi pre-pandemici, con una preferenza per il biologico e il Made in Italy.

Dati che fanno ben sperare riguardo alla consapevolezza di ciò che mangiamo e di quella che potrebbe essere l’evoluzione della filiera agroalimentare in Italia. Perché, se già sappiamo bene che l’agricoltura è estremamente inquinante ed energivora (come ne parlavamo già qui e anche qui), essa è anche il primo settore a vivere le ripercussioni dei cambiamenti climatici e degli shock, come quello causato dal virus. Un elemento non da poco, considerato che il 15% del nostro PIL derivi proprio da lì. 

Gli effetti della pandemia sull’agricoltura: una spinta alla resilienza e all’innovazione

È così che in tempi come questi, numerose aziende agricole italiane hanno iniziato a ripensare i propri metodi di produzione, prediligendo pratiche sostenibili e resilienti. Se già nel 2019 l’Italia era il primo paese in Europa per il numero di aziende agricole biologiche, questo trend è andato visibilmente crescendo.

Il rapporto AGRIcoltura100 del 2020 ha rilevato, difatti, un aumento delle produzioni certificate e biologiche parallela alla riduzione di fitofarmaci e fertilizzanti, così come una maggiore attenzione alla cura dei rapporti di lavoro, che si traducono spesso nell’inserimento di giovani e maggiori garanzie per le donne, al fine di conciliare lavoro e vita privata.  

Resta di particolare importanza, poi, una certa propensione ai progetti di natura sociale, come fattorie didattiche o centri estivi, ispirati – appunto – ai principi di agricoltura sociale. Un’altra leva dell’agricoltura sostenibile è di certo il legame con il territorio e le comunità locali, volto alla valorizzazione e alla scoperta del patrimonio locale. Un’occasione per coltivare forme di turismo di prossimità ed esperienziale, a favore dello sviluppo di dialogo e consapevolezza tra visitatori e residenti. 

È attraverso strategie ispirate a innovazione e sostenibilità, in risposta a shock come quello da Covid-19, che la filiera agroalimentare può dunque trovare delle soluzioni di lungo termine per assicurare una nutrizione sana e accessibile a tutti. Una mossa che potrebbe farci tornare a godere dei nostri prodotti e dei loro sapori più autentici. 

Per saperne di più: 

Elisabetta Intini, “La COVID-19 potrebbe raddoppiare il numero di persone che soffrono la fame”, 25 aprile 2020, Focus, in: https://www.focus.it/comportamento/economia/covid-19-aumenta-il-numero-di-persone-che-soffrono-la-fame 

Redazione, “AGRIcoltura100 premia la sostenibilità italiana”, 15 marzo 2021, IlSole24Ore, in: https://www.ilsole24ore.com/art/agricoltura100-premia-sostenibilita-italiana-ADlORhOB?refresh_ce=1 

Redazione, “Coronavirus, svolta green nei consumi degli italiani: 1 su 4 sceglie la sostenibilità”, 9 ottobre 2020, SkyTG24, in: https://tg24.sky.it/economia/2020/10/09/coronavirus-coldiretti-prodotti-sostenibili  

Vito de Ceglia, “Con il Covid-19 si sono rafforzati sostenibilità, benessere e italianità”, 30 ottobre 2020, la Repubblica, in: https://www.repubblica.it/green-and-blue/dossier/forme-sostenibili/2020/10/30/news/con_il_covid-19_si_sono_rafforzati_sostenibilita_benessere_e_italianita_-271887820/