Nutri-Score e NutrInform Battery: la guerra delle etichette

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Tiene banco in tutta Europa il caso dell’etichetta francese Nutri-Score; molti i paesi ad averla approvata ed adottata, l’Italia non è tra questi. 

Facciamo un passo indietro: nell’ambito della “Farm to Fork Strategy” la Commissione Europea ha proposto un sistema di etichettatura nutrizionale obbligatorio armonizzato a livello comunitario, che dovrebbe essere adottato entro la fine del 2022. 

A proporre una prima etichetta in questo senso è stata la Francia, ideando appunto il Nutri –Score. Questa etichetta a semaforo è stata adottata subito dal Belgio e a seguire, nel novembre 2020, dopo un processo che ha visto coinvolto il governo tedesco e i cittadini, dalla Germania.  

Come funziona l’etichetta Nutri-Score

Utilizzando l’immagine di un semaforo viene assegnato un colore ad ogni alimento in base al livello di zuccheri, grassi e sale, calcolati su una base di riferimento di 100 grammi di prodotto. Intuitivamente i cibi con semaforo “verde” sono da preferire rispetto a quelli “rossi”. 

Ma come viene calcolato il Nutri-Score? Considerando 100 grammi di prodotto, viene analizzato il contenuto di sostanze benefiche, come fibre, legumi, frutta e verdure, e quelle invece che devono essere limitate, come zuccheri, sale, acidi grassi saturi, noti per essere associati a problemi come obesità, diabete e malattie cardiache.  

Poi attraverso un complesso calcolo, si arriva a un punteggio finale, che permette di assegnare sia un colore che una lettera a uno specifico alimento.

Per esempio, l’olio d’oliva viene classificato con il miglior punteggio possibile tra gli oli vegetali, (nella categoria C), ed è quindi migliore dell’olio di soia, girasole e mais, classificati in D, e dell’olio di cocco e di palma e burro, nella categoria E. 

Perchè l’Italia non condivide: ecco NutrInform Battery

L’Italia sostiene che le indicazioni “a semaforo” penalizzino la dieta mediterranea e più in generale quindi l’impatto che questa avrebbe sui prodotti Made in Italy.  

L’alternativa proposta si chiama NutrInform Battery e valuta non i singoli cibi, quanto piuttosto la loro incidenza all’interno della dieta. L’etichetta è pensata come una batteria e reca l’indicazione di tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata.  

All’interno del simbolo vengono indicate quindi le percentuali di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalle singole porzioni rispetto alla quantità giornaliera raccomandata. In pratica la percentuale di energia o nutrienti contenuti dalla singola porzione sono rappresentati dalla parte carica della batteria, così da quantificarli visivamente.

La messa a punto di NutrInform Battery è stata compiuta da una pluralità di attori: filiera agroalimentare, nutrizionisti dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio per la Ricerca Economica Alimentare e i ministeri delle Politiche agricole, della Salute e dello Sviluppo economico. 

Il dibattito è apertissimo

Sebbene i timori sollevati nel nostro Paese dal possibile utilizzo del Nutri-Score siano più che ragionevoli è bene precisare che il consumatore deve essere in grado di confrontare la qualità nutrizionale degli alimenti equiparabili e sostituibili tra loro. 

Ed è anche bene precisare che sono esclusi da questa etichettatura i prodotti DOP, IGP e STG perché l’apposizione di ulteriori loghi potrebbe creare confusione, impedendo ai consumatori di riconoscere il marchio di qualità. 

Al momento l’alternativa italiana rappresentata dal NutrInform Battery è supportata anche da Repubblica Ceca, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia e Romania. 

La guerra per la nuova etichettatura nutrizionale unica europea è appena cominciata.