Consumo alimentare responsabile e sostenibile

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Come si fa a comprare cibo che non danneggi la salute, rispetti i diritti dei lavoratori e sia sostenibile per l’ambiente? Ecco come possiamo proteggere il pianeta partendo dalla tavola. 

L’alimentazione sostenibile prevede solo il consumo di cibo sano e nutriente e la cui filiera produttiva e distributiva abbia un basso impatto ambientale in termini di utilizzo di suolo e risorse idriche, nonché per le emissioni di carbonio e azoto e conservazione della biodiversità e degli ecosistemi. Inoltre, deve garantire condizioni di lavoro dignitose a tutti gli addetti della filiera. 

Orientarsi all’acquisto di cibo tenendo in considerazione questi parametri è certamente complesso, ma non impossibile. 

Attenzione all’etichetta, il passaporto di un prodotto

Imparare a leggere l’etichetta dei prodotti è determinante per acquisire informazioni fondamentali. Oltre ai valori nutrizionali troveremo la provenienza, informazioni sul produttore e sul luogo di produzione, eventuali certificazioni di qualità.  

In generale è meglio privilegiare il Made in Italy, perché nel nostro Paese sono in vigore regole stringenti sotto ogni tipo di aspetto. Secondo una denuncia fatta da Coldiretti nel 2018, il 20% dei cibi stranieri che arrivano in Italia non rispettano le stesse nostre garanzie in ambito di ambiente, sicurezza, salute e lavoro. 

Naturalmente, non tutto ciò che arriva dall’estero è necessariamente da non acquistare o non considerare in modo assoluto. In particolare ci si riferisce ad alimenti che provengono da Paesi extraeuropei. 

Ed è proprio per garantire che questo non accada che è nato il commercio equo e solidale. Questo sistema si basa su un accordo economico fondato su dialogo, trasparenza e rispetto, con l’obiettivo di avere relazioni eque tra Nord e Sud del mondo. In questo modo si cerca anche di garantire condizioni economiche adeguate ai produttori e di dare loro assistenza tecnica. Inoltre vengono avviate campagne di sensibilizzazione sulle condizioni del commercio internazionale. 

Cos’è la filiera corta e quali vantaggi ha

Gli alimenti “a km zero”, definiti anche con il termine più tecnico “filiera corta”, sono prodotti locali che vengono venduti o somministrati nelle vicinanze del luogo di produzione. Questi alimenti hanno in genere un prezzo contenuto dovuto ai ridotti costi di trasporto e di distribuzione, all’assenza di intermediari commerciali, ma anche allo scarso ricarico del venditore che spesso è lo stesso agricoltore o allevatore. 

Con questa scelta di consumo, si valorizza la produzione locale e si compie una scelta sostenibile; inoltre, si recupera il legame con il territorio, con i sapori tipici e con le tradizioni gastronomiche che vengono meno con il ricorso esclusivo alla GDO. 
 
La filiera corta punta a stabilire una relazione diretta fra chi consuma e chi produce. Infatti consumatori singoli od organizzati nei cosiddetti “gruppi di acquisto” si rivolgono direttamente all’agricoltore e all’allevatore per acquistare i loro prodotti. 
 
Acquistare alimenti a filiera corta è ormai abbastanza diffuso, soprattutto nelle zone a forte produzione agricola e per particolari prodotti, tra cui sicuramente frutta e verdura.  

Infatti i prodotti vegetali locali, raccolti al momento giusto e subito messi in commercio, garantiscono una maggior freschezza e migliori caratteristiche organolettiche, grazie al breve tempo di trasporto.  

In questo modo viene valorizzato il consumo dei prodotti stagionali rispondendo pienamente alla definizione di alimentazione responsabile e sostenibile.