Deforestazione ed epidemie

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La deforestazione è un tema molto importante e spesso sottovalutato. 

Solo negli ultimi trent’anni, una superficie equivalente all’unione europea che era prima ricoperta di alberi, è stata rasa al suolo. I dati sono impressionanti e le conseguenze altrettanto: si è scoperto, infatti, che c’è una relazione importante tra la deforestazione e la diffusione di virus e, quindi, l’inizio di epidemie. 

Ma facciamo un passo indietro. Le foreste sono da sempre essenziali per la nostra sopravvivenza, oltre ad essere vitali per la tutela della biodiversità sono fondamentali nella conservazione delle acque e del suolo.  

Per quale motivo allora non si dà abbastanza importanza alla loro tutela? La risposta è semplice. I paesi industrializzati hanno bisogno di ampliare gli spazi per nuove costruzioni, hanno bisogno di creare nuove terre coltivabili e di legname da utilizzare come combustibile. 

Proprio in questo momento in Brasile, a causa della deforestazione, la foresta amazzonica sta perdendo un territorio equivalente a più di tre campi di calcio ogni minuto, e ci stiamo avvicinando sempre più a un punto di non ritorno. 

Vediamo perché le conseguenze del disboscamento sono legate alla diffusione e sviluppo delle epidemie. 

Grazie alla collaborazione tra virologi, ecologi e climatologi è stato dimostrato già da alcuni anni che un utilizzo insostenibile del territorio aumenta il pericolo di diffusione delle zoonosi. 

Il 75% delle malattie umane finora conosciute derivano da animali e il 60% delle malattie emergenti sono state trasmesse da animali selvatici. Le popolazioni di animali selvatici sono spesso considerate “serbatoi” di virus e batteri con i quali hanno imparato a convivere, avendo evoluto nel tempo una capacità di resistenza fisiologica e immunitaria alle patologie causate da questi agenti. 

La ​deforestazione​ delle aree tropicali e la rapida diffusione delle attività umane in territori prima dominati dagli alberi, e dalle specie animali a loro legate, aumenta le probabilità di contatto tra l’uomo e le popolazioni animali “serbatoio”. 

La distruzione o il degrado dell’habitat forestale può spingere una o più specie ad avvicinarsi alle città. È quello che si è verificato per il virus Ebola in Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo e Gabon, del quale sono stati vettori pipistrelli e scimpanzé, costretti a frequentare le aree urbane in seguito alla perdita del loro habitat naturale, cosa che ha reso più semplice e frequente il contatto con gli esseri umani. 

Fortunatamente molte associazioni hanno preso in mano la situazione, tra le più famose WWF e Greenpeace, creando raccolte fondi e petizioni.

Noi, oltre ad appoggiarle, possiamo ridurre il consumo di carta e soprattutto di carne, dal momento che molte foreste vengono rase al suolo per fare posto ad allevamenti, spesso intensivi. Il minimo contributo in questi casi è essenziale perché anche solo un albero in più può fare la differenza.

Fonti:

“Il valore delle foreste” WWF https://www.wwf.it/ambiente/foreste/valore_foreste/ 

“Emergenza amazzonia” WWF https://www.wwf.it/emergenza_amazzonia/ 

“Spillover”, di David Quammen, Adelphi Edizioni, 2014