Blockchain, Bitcoin e sostenibilità

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Oggi la Blockchain viene accostata molto spesso alla sostenibilità e all’economia circolare. Ma cosa vuol dire blockchain? 

Come suggerisce Wikipedia, letteralmente significa “Catena di blocchi”, un registro digitale distribuito e condiviso in grado di raggruppare dati in “blocchi” e concatenarli in ordine cronologico. L’integrità di essi è garantita dall’uso della crittografia. La caratteristica più importante riguarda il contenuto della blockchain poiché, una volta scritto, non è più possibile modificarlo o eliminarlo. 

La blockchain può essere utilizzata per diversi scopi, come avviene per la tracciabilità, ossia avere una storia completa di qualsiasi tipo di prodotto/servizio. 

Uno dei campi di applicazione, ad esempio, è quello riguardante il settore vitivinicolo, tante DOC ormai adottano la blockchain per tracciare il percorso compiuto dagli acini d’uva, dalla raccolta all’imbottigliamento. Un altro esempio è dato dalla possibilità di tracciare le donazioni in beneficienza. 

Ovviamente, però, non è tutto oro quello che luccica. Se proviamo ad associare alla blockchain il waste management (insieme delle attività e delle azioni necessarie per gestire i rifiuti dal suo inizio allo smaltimento finale) ci accorgiamo che il grande problema è quello di riuscire a capire quanti rifiuti vengono prodotti.

Stiamo parlando di macro-dati che le aziende dovrebbero raccogliere per tracciare la produzione, la raccolta, il trasporto, il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Questo però nella maggior parte dei casi non avviene, poiché le imprese non sono interessate a questo tipo di attività, dal momento che il rifiuto non costituisce il loro core business.

Ancora una volta vogliamo sottolineare l’importanza della CSR, utile per gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale, etico e ambientale all’interno e all’esterno delle imprese. La blockchain, dunque, può essere uno strumento per “possedere” il dato, ma non possiamo aspettarci che essa faccia tutto da sola. 

Discorso diverso per i Bitcoin, che sfruttano la tecnologia blockchain ma che con la sostenibilità c’entrano poco o niente.

Il Bitcoin è una criptovaluta (la più importante), una valuta visibile e utilizzabile solo attraverso un codice informatico preciso. La criptovaluta per eccellenza, creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto (pseudonimo del/dei creatore/i dei Bitcoin). 

Essi sono una risorsa digitale finita e cesseranno di essere creati quando il numero totale raggiungerà i 21 milioni, intorno al 2040. Il ruolo della blockchain è quello di creare giganteschi database installati su più computer condivisi tra loro e si occupa di gestire le transazioni. 

Cosa c’entra la sostenibilità con i Bitcoin? Secondo uno studio dell’Università di Cambridge il network mondiale di Bitcoin assorbirebbe più energia elettrica dell’intera Svizzera: in proiezione annuale si tratta di un consumo annuale di 64,15 TWh, la Svizzera ne consuma all’anno 58,46. 

Produrre Bitcoin, per quanto si possano identificare come soluzioni green, significa consumare ancora molta energia. I computer che estraggono Bitcoin si servono di sistemi di calcolo molto potenti e il consumo di energia si traduce in importanti emissioni di carbonio.

Un esempio negativo è dato da quanto successo in Islanda, che produce autonomamente il fabbisogno energetico, utilizzando fonti di energia rinnovabili. A causa dell’eccessiva richiesta di installazioni di computer per estrarre questa criptovaluta, dato il clima estremamente freddo che consente ai server di raffreddarsi con velocità evitando ulteriori costi per provvedere al raffreddamento, nel 2018 l’isola ha rischiato un black-out totale. 

Nelle scorse settimane la notizia che Tesla ha acquistato 1,5 miliardi di dollari di Bitcoin ha fatto il giro del mondo.

Elon Musk sostiene che l’azienda automobilistica specializzata nella produzione di auto elettriche ha come fine quello di promuovere l’utilizzo di fonti rinnovabili e non inquinanti. Inoltre, sempre Elon Musk, ha messo in palio 100 milioni di dollari per chi troverà soluzioni per drenare e immagazzinare il diossido di carbonio, un Contest che avrà inizio il 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra. 

A questo punto ci chiediamo: come mai Tesla decide di investire una cifra così importante in una “moneta” elettronica che sembra tutt’altro che sostenibile, con degli impatti ambientali negativi? 

La trasformazione digitale non sempre rappresenta la soluzione migliore per uno sviluppo sostenibile.