Le balene e l’anidride carbonica

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Ieri era la giornata mondiale delle balene, cetacei giganteschi che con 160 tonnellate di peso e 33 metri di lunghezza fluttuano nell’acqua come se fossero leggerissimi.  

Questi incredibili mammiferi sono a rischio di estinzione. La loro caccia ha origini antichissime, sin dal XVI secolo erano interessati al grasso che veniva trasformato in olio per lampade oppure per la produzione di profumi, soprattutto l’olio di capodoglio. 

La caccia era così intensa e senza alcun tipo di controllo tra i paesi che, nel 1946, è stato necessario istituire la commissione internazionale per la caccia alle balene, la quale aveva il compito di coordinare l’industria baleniera. L’interesse era volto per lo più al mercato delle balene e non ad un freno anzi, nei primi trent’anni dall’istituzione della commissione sono state uccise più di due milioni di balene e successivamente la caccia è andata avanti senza sosta, causando sempre più numeri impressionanti di balene uccise. Nel 1948 fu fondata la Convenzione Internazionale per la Regolamentazione della Caccia alla Balena che aveva lo scopo di limitare la caccia e salvaguardare questi mammiferi. 

Come tutte le specie viventi che svolgono ognuno nel proprio piccolo la loro parte, affinché l’ecosistema rimanga in armonia, anche le balene rappresentano un contributo fondamentale per il benessere del nostro pianeta. Sembrerebbero infatti in grado, tramite il loro respiro, di assorbire il 40% dell’anidride carbonica prodotta nel mondo. Sarebbero 37 miliardi di tonnellate di CO2, un valore raggiungibile con 1700 miliardi di alberi, pari a 4 foreste amazzoniche.  

Lo studio svolto dal Fondo Monetario Internazionale spiega che nel tornare in superficie le balene, porterebbero con loro i minerali altrimenti depositati e fermi sul fondale.  

Non sono, però, i minerali ad assorbire l’anidride carbonica, questi sono necessari per lo sviluppo del fitoplankton, l’insieme di piccolissimi microrganismi vegetali aventi loro la capacità di assimilare la CO2. Non è solo questo il modo con cui le balene potrebbero aiutarci a ridurre l’anidride carbonica dall’aria poichè, con le loro feci, immettono in mare grandi quantità di ferro che si aggiunge agli altri minerali. 

È stato messo a confronto l’assorbimento di CO2 tra alberi e balene. Dal punto di vista economico, invece, mettendo a confronto il costo necessario per sviluppare metodi di assorbimento e riduzione di CO2  da parte dell’uomo e il costo delle balene, quest’ultimo praticamente è pari a zero. È evidente che vietare completamente e in tutti i posti del mondo la caccia alle balene porterebbe ad un grande miglioramento per il pianeta.  

Fonte: Gabriele Fazio, 02 ottobre 2019, https://www.agi.it/scienza/balene_c02_anidride_carbonica-6279403/news/2019-10-02/amp/